Il 4 novembre si sono svolte le elezioni più importanti del mondo, quelle per l'elezione del presidente degli Stati Uniti.
Purtroppo, dopo 8 anni di Amministrazione Repubblicana, è stato eletto un democratico.
Non è una novità.
L'alternanza è una caratteristica americana e solo pessimi presidenti come Carter o sfortunati come Bush padre (che però veniva da ben 12 anni di Amministrazione Repubblicana) non sono riusciti dopo la seconda guerra mondiale a centrare la rielezione (il caso Ford è anomalo).
La novità è la "prima volta" di un negro alla Casa Bianca.
Ho letto commenti entusiasti.
Articoli convintamente apologetici di una scelta "democratica" e di un personaggio di cui si sa ben poco e quel poco che si sa è assai inquietante, come le sue pericolose amicizie.
Personalmente ritengo che le speranze verso Obama siano mal riposte e credo che si debba resistere alla tentazione di mandare tutto e tutti "a quel paese", per proseguire in un solido impegno finalizzato a tirarci fuori dalle secche cui ci ha portato una improvvida follia degli elettori americani.
Non credo che gli americani, passato il promo momento di euforia (dello stesso genere di coloro che "si fanno" con sostanza varie) avranno motivi di gioire.
Anzi, ne avranno uno in meno: l'abbraccio mortale dei loro antichi nemici e l'abbandono dei loro abituali amici che non riconosceranno più loro alcuna supremazia.
E già lo si vede, con le richieste dell'Europa che, sin da ora, "parlerà con una voce sola" e con Sarkozy che impone il suo diktat: mai più un caos Lehman.
Americani: zitti e obbedite, adesso che non avete più un presidente che possa rappresentare la vostra missione.
Purtroppo, dopo 8 anni di Amministrazione Repubblicana, è stato eletto un democratico.
Non è una novità.
L'alternanza è una caratteristica americana e solo pessimi presidenti come Carter o sfortunati come Bush padre (che però veniva da ben 12 anni di Amministrazione Repubblicana) non sono riusciti dopo la seconda guerra mondiale a centrare la rielezione (il caso Ford è anomalo).
La novità è la "prima volta" di un negro alla Casa Bianca.
Ho letto commenti entusiasti.
Articoli convintamente apologetici di una scelta "democratica" e di un personaggio di cui si sa ben poco e quel poco che si sa è assai inquietante, come le sue pericolose amicizie.
Personalmente ritengo che le speranze verso Obama siano mal riposte e credo che si debba resistere alla tentazione di mandare tutto e tutti "a quel paese", per proseguire in un solido impegno finalizzato a tirarci fuori dalle secche cui ci ha portato una improvvida follia degli elettori americani.
Non credo che gli americani, passato il promo momento di euforia (dello stesso genere di coloro che "si fanno" con sostanza varie) avranno motivi di gioire.
Anzi, ne avranno uno in meno: l'abbraccio mortale dei loro antichi nemici e l'abbandono dei loro abituali amici che non riconosceranno più loro alcuna supremazia.
E già lo si vede, con le richieste dell'Europa che, sin da ora, "parlerà con una voce sola" e con Sarkozy che impone il suo diktat: mai più un caos Lehman.
Americani: zitti e obbedite, adesso che non avete più un presidente che possa rappresentare la vostra missione.
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