Una volta, quando si parlava di cospiratori, si immaginavano oscuri individui, con folte barbe nere, un cilindro nero, un mantello, sempre nero, stivaloni (neri) e un coltello affilato alla cintola.
Si riunivano in cantine, in antri segreti, dove studiavano le loro perfide azioni e gli omicidi che venivano perpetrati contro i maggiorenti dell'epoca.
Oggi, nel mondo globale e, soprattutto, nel mondo dell'informazione è tutto cambiato.
Anche i bersagli dell'odio dei cospiratori sono "uccisi", ma solo visrtualmente: nella loro carriera, nelle loro speranze, nelle loro aspettative, ma non nella loro vita.
Ieri si è svolto un convegno tra due "fondazioni", una ispirata da Gianfranco Fini, una volta pupillo di Giorgio Almirante e leader della destra italiana, l'altra da Massimo d'Alema, già capo dei giovani comunisti e beniamino di Enrico Berlinguer.
Cosa possono avere in comune costoro ?
L'essere, nella sostanza, solo dei funzionari di partito non avendo mai avuto esperienze nè affermazioni professionali in proprio.
L'essere degli "ex": ex fascista il primo, ex comunista il secondo.
Adesso sono accomunati dal loro essere antifascisti.
Ma, soprattutto, hanno in comune una sfrenata ambizione che li porta a mal sopportare il loro ruolo secondario, subordinato al leader delle rispettive coalizioni.
Fini è, forse, quello che, sotto questo profilo, subisce i maggiori dispiaceri, perchè nel centrodestra non è in discussione la figura egemone di Berlusconi.
D'Alema, però, non è da meno perchè, pur essendo stato in prima persona capo del suo partito e della coalizione come presidente del consiglio tra il 1998 e il 2000, ha sempre dovuto lasciare il passo ad altri.
A Prodi nel 1996, ad Amato nel 2000, a Rutelli nel 2001, a Napolitano (per il Quirinale) nel 2006 e nello stesso anno, a seguire, a Bertinotti per lo scranno ora occupato dal suo sodale Fini e, infine, a Veltroni nella leadership del neonato pd.
Questo loro cruccio comune, li ha avvicinati e, così, in un abbraccio di amorosi sensi, si sono esibiti al convegno, lanciando all'unisono una proposta che se formalmente è presentata con tutte le più belle parole ed intenzioni, nella sostanza è uno stiletto accuminato che vorrebbe colpire prima Berlusconi poi, in base al principio simul stabun, simul cadunt, anche Veltroni per issarsi al loro posto.
L'arma è la commissione bicamerale per le riforme.
Strumento notoriamente inviso a Berlusconi perchè rappresenta una limitazione della sua autorità e, soprattutto, un modo per evitare quelle riforme strutturali, vere, di cui l'Italia ha bisogno.
Sì, perchè una commissione bicamerale servirebbe solo ad annacquare, nel nome del compromesso, le riforme da fare, rendendole praticamente inutili.
Ma stiamo certi che Berlusconi e Veltroni non si faranno infinocchiare dai due furbacchioni.
1 commento:
Infatti nessuno crede alla serietà delle loro intenzioni.
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