sabato 15 novembre 2008

Ma cos'è questa crisi ?

In questo mio incostante utilizzo dell'informazione di internet che consente a chiunque di esprimere le proprie opinioni e lasciarne traccia, oggi voglio parlare della crisi.
E' ufficiale: siamo in recessione.
Il famigerato PIL (prodotto interno lordo) è in discesa, cioè si produce meno di un anno fa.
Gli industriali dicono, in base ai loro studi, che nel 2009 il pil sarà in calo dell'1%.
Non vale la pena analizzare i dati degli analisti che, fino a due mesi fa, annunciavano crescita zero e recupero nel 2009 e che, DOPO ogni cambiamento generale, si accorgono che qualcosa è mutato e gli vanno dietro dando i nuovi numeri.
Ma cos'è questa crisi ?
Se non aumenta la produzione, le aziende operano in perdita ?
Sembra di no a leggere i dati trimestrali che parlano di utili, in calo, ma pur sempre utili.
Se prima guadagnavano cento ed oggi dieci non lavorano, non lavoriamo in perdita.
Guadagnamo di meno.
Vabbè, si spenderà un po' di meno.
Si rinuncerà al nuovo cellulare, del resto per secoli i nostri padri ne hanno fatto a meno senza perdere nulla in felicità, anzi !
Magari si uscirà di meno la sera.
Ottima occasione per tornare a parlarsi in famiglia.
O si userà con più parsimonia il riscaldamento.
Altra ottima occasione per non buttare via vestiti ancora buoni che possono, magari essere usati in casa.
Ma soprattutto è un'ottima occasione per insegnare ai più giovani il valore del denaro e del risparmio.
Un valore che è andato disperso nell'epoca delle notizie che parlano di vorticosi giri miliardari come se fossero noccioline.
I soldi non si trovano sotto l'albero (toh !) ma vanno guadagnati, con il lavoro e bisogna rispettare il loro uso, non vanno sperperati in capricci.
Questo devono imparare i più giovani quelli che, manifestando contro i "tagli" della Gelmini, chiedono più soldi "per la ricerca".
Ci dicano anche dove prenderli quei soldi, perchè non sono reperibili ad un semplpice schioccar delle dita.
Se quei giovani fossero stati educati al rispetto del denaro, allora, conoscendone il valore, non andrebbero tanto allegramente a perdere tempo con la pretesa di "avere più soldi per la ricerca".
E' una crisi che, quindi, può favorire una presa di coscienza ed una responsabilizzazione di chi, finora, non si è mai trovato ad essere responsabilizzato, cresciuto come è stato nella bambagia.
Allora: viva la crisi, se finalmente farà capire che prima di spenderli, i soldi bisogna averli.

domenica 9 novembre 2008

I cospiratori

Una volta, quando si parlava di cospiratori, si immaginavano oscuri individui, con folte barbe nere, un cilindro nero, un mantello, sempre nero, stivaloni (neri) e un coltello affilato alla cintola.
Si riunivano in cantine, in antri segreti, dove studiavano le loro perfide azioni e gli omicidi che venivano perpetrati contro i maggiorenti dell'epoca.
Oggi, nel mondo globale e, soprattutto, nel mondo dell'informazione è tutto cambiato.
Anche i bersagli dell'odio dei cospiratori sono "uccisi", ma solo visrtualmente: nella loro carriera, nelle loro speranze, nelle loro aspettative, ma non nella loro vita.
Ieri si è svolto un convegno tra due "fondazioni", una ispirata da Gianfranco Fini, una volta pupillo di Giorgio Almirante e leader della destra italiana, l'altra da Massimo d'Alema, già capo dei giovani comunisti e beniamino di Enrico Berlinguer.
Cosa possono avere in comune costoro ?
L'essere, nella sostanza, solo dei funzionari di partito non avendo mai avuto esperienze nè affermazioni professionali in proprio.
L'essere degli "ex": ex fascista il primo, ex comunista il secondo.
Adesso sono accomunati dal loro essere antifascisti.
Ma, soprattutto, hanno in comune una sfrenata ambizione che li porta a mal sopportare il loro ruolo secondario, subordinato al leader delle rispettive coalizioni.
Fini è, forse, quello che, sotto questo profilo, subisce i maggiori dispiaceri, perchè nel centrodestra non è in discussione la figura egemone di Berlusconi.
D'Alema, però, non è da meno perchè, pur essendo stato in prima persona capo del suo partito e della coalizione come presidente del consiglio tra il 1998 e il 2000, ha sempre dovuto lasciare il passo ad altri.
A Prodi nel 1996, ad Amato nel 2000, a Rutelli nel 2001, a Napolitano (per il Quirinale) nel 2006 e nello stesso anno, a seguire, a Bertinotti per lo scranno ora occupato dal suo sodale Fini e, infine, a Veltroni nella leadership del neonato pd.
Questo loro cruccio comune, li ha avvicinati e, così, in un abbraccio di amorosi sensi, si sono esibiti al convegno, lanciando all'unisono una proposta che se formalmente è presentata con tutte le più belle parole ed intenzioni, nella sostanza è uno stiletto accuminato che vorrebbe colpire prima Berlusconi poi, in base al principio simul stabun, simul cadunt, anche Veltroni per issarsi al loro posto.
L'arma è la commissione bicamerale per le riforme.
Strumento notoriamente inviso a Berlusconi perchè rappresenta una limitazione della sua autorità e, soprattutto, un modo per evitare quelle riforme strutturali, vere, di cui l'Italia ha bisogno.
Sì, perchè una commissione bicamerale servirebbe solo ad annacquare, nel nome del compromesso, le riforme da fare, rendendole praticamente inutili.
Ma stiamo certi che Berlusconi e Veltroni non si faranno infinocchiare dai due furbacchioni.

sabato 8 novembre 2008

Resistere, resistere, resistere

Il 4 novembre si sono svolte le elezioni più importanti del mondo, quelle per l'elezione del presidente degli Stati Uniti.
Purtroppo, dopo 8 anni di Amministrazione Repubblicana, è stato eletto un democratico.
Non è una novità.
L'alternanza è una caratteristica americana e solo pessimi presidenti come Carter o sfortunati come Bush padre (che però veniva da ben 12 anni di Amministrazione Repubblicana) non sono riusciti dopo la seconda guerra mondiale a centrare la rielezione (il caso Ford è anomalo).
La novità è la "prima volta" di un negro alla Casa Bianca.
Ho letto commenti entusiasti.
Articoli convintamente apologetici di una scelta "democratica" e di un personaggio di cui si sa ben poco e quel poco che si sa è assai inquietante, come le sue pericolose amicizie.
Personalmente ritengo che le speranze verso Obama siano mal riposte e credo che si debba resistere alla tentazione di mandare tutto e tutti "a quel paese", per proseguire in un solido impegno finalizzato a tirarci fuori dalle secche cui ci ha portato una improvvida follia degli elettori americani.
Non credo che gli americani, passato il promo momento di euforia (dello stesso genere di coloro che "si fanno" con sostanza varie) avranno motivi di gioire.
Anzi, ne avranno uno in meno: l'abbraccio mortale dei loro antichi nemici e l'abbandono dei loro abituali amici che non riconosceranno più loro alcuna supremazia.
E già lo si vede, con le richieste dell'Europa che, sin da ora, "parlerà con una voce sola" e con Sarkozy che impone il suo diktat: mai più un caos Lehman.
Americani: zitti e obbedite, adesso che non avete più un presidente che possa rappresentare la vostra missione.