La crisi delle borse internazionali rappresenta la sconfitta, bruciante, per un malinteso capitalismo, quello che voleva guadagnare sempre e sempre più e non considerava che dove c'è uno che guadagna, ce ne sono tanti che perdono.
Così una economia basata sulla vendita di scarabocchi cartacei chiamati "bond" o "index" o in qualche altro modo necessario per nobilitarne l'inconsistenza, consentiva a manager profumatamente pagati di incassare senza creare ricchezza.
I nodi sono ora arrivati al pettine.
In tanti dovranno ridurre le loro aspettative e dovranno rivedere il proprio tenore di vita.
Può non essere un male.
Anzi, se tutta questa crisi porta a riscoprire i valori veri della vita, tanto meglio.
Basta correre a comprare l'orologio di moda, la cravatta, il vestito, le scarpe che, inevitabilmente, poi verranno soppiantate da altri oggetti "più" di moda.
Allora ricerchiamo la famiglia, l'amore di una donna che non sia solo una velina da esibire con gli amici e i colleghi, l'amicizia che non può essere che tra pochi e per pochi intimi.
Torniamo all'antico, quando il lavoro era sì duro, ma finalizzato a vivere meglio.
Quando i nostri vecchi trovavano, nella famiglia, chi li assisteva o, meglio, faceva loro compagnia per gli ultimi anni della loro vita.
Torniamo alle tradizioni, alla religione dei padri, alla vita sana, agli orari decenti.
Se la crisi di oggi ci riporterà ad assaporare i sapori veri della vita, allora ben venga questa crisi anche se ci renderà tutti più poveri.